Con cosa cominciare lo svezzamento? Qual è il primo cibo da dare a un bambino?

Da sempre una delle domande più richieste dalle mamme riguarda quale sia il primo cibo ideale per iniziare lo svezzamento.
Se si fa svezzamento tradizionale è facile dire che si comincia con la classica pappa composta da brodo, farina di mais e tapioca e magari un omogeneizzato per rendere il tutto più “appetibile”.

Ma se si fa autosvezzamento?
La domanda che chiede quale cibo sia il più indicato per iniziare lo svezzamento è comprensibilissima ma adattabile solo allo svezzamento tradizionale. Se invece parliamo di autosvezzamento, come facciamo a dire con cosa iniziare se non sappiamo veramente QUANDO il bambino vorrà provare qualcosa di diverso dal latte? Se poi il bimbo è a tavola con i genitori, quello che con tutta probabilità accadrà è che LUI a un certo punto allungherà le mani verso qualcosa, o farà capire che è interessato a vedere da vicino un qualcosa che è sulla tavola. Capite benissimo che semplicemente NON sappiamo quando tutto ciò accadrà, per cui prevedere quale sarà il “primo cibo” che il bimbo metterà in bocca è pressoché impossibile e sicuramente inutile.

Considerate anche che all’inizio non si mangerà un piatto intero ma, semplicemente, si limiterà ad assaggiare qualcosa, magari a mordicchiarla o a leccarla. Magari per sbaglio qualcosa verrà inghiottito ma, di certo, non inizierà dall’oggi al domani a mangiare piattoni di pasta. Quindi, cosa vuol dire “iniziare”?

La domanda che bisognerebbe porsi, invece, non è come si inizia ma, una volta iniziato, come si continua?

Ecco che qui le cose si fanno più interessanti perché si può parlare di forme, consistenze, sicurezza, ecc.

La cosa importante da ricordare è che la gradualità nell’autosvezzamento è incentrata sul progressivo aumento degli “assaggini” (che spaziano da una ciucciatina di qualcosa a un pasto completo) e non necessariamente nel passaggio da piatti pieni di alimenti frullati a consistenza liquida, a piatti pieni di alimenti frullati a consistenza più densa fino ad arrivare a piatti pieni di cibo solido. Inoltre sappiamo che la tabella di introduzione degli alimenti non ha più alcun senso, quindi il cibo in sé non ha poi molta importanza in questa prima fase.

Quello su cui bisogna concentrare la propria attenzione sono consistenze e dimensioni.

In breve, la consistenza deve essere tale da non sbriciolarsi e da non appiccicarsi sul palato.

Un bambino intorno ai 6-7 mesi non avrà ancora sviluppato né la presa a pinza, né una capacità motoria tale da dosare la forza della propria mano a seconda della consistenza di quello che contiene. Per questo motivo, i cibi devono essere sì morbidi ma non troppo, altrimenti si rischia che si sfaldino completamente diventando del tutto ingestibili.

Inoltre, devono essere sufficientemente lunghi da poter essere afferrati con il pugnetto e avere un’estremità che possa finire in bocca (se tutto finisce nel pugno, poi non riuscirà a mangiare più niente).

Tenendo a mente tutto ciò, si consigliano durante i primi mesi:

  • Fusilli (meglio se belli lunghi; interi vanno benissimo)
  • Carote a bastoncino o fiori di broccoli lessati o al vapore
  • Fette di pesca, albicocca, pera, melone, fragole, kiwi (parte esterna senza semini), ecc. a seconda dalla stagione e di quello che trovate
  • Fagiolini privati del filetto
  • Pezzetti di carne sfilacciata, quali ad esempio coscia di pollo, filetto, spezzatino, ecc.

Quello che invece sarebbe meglio evitare  nei primi mesi (ma solo per problemi di carattere pratico):

  • Formati di pasta quali rigatoni,  penne, sedani ecc. che possono fare l’effetto “cannuccia”, o pasta lunga (è forma difficile da gestire, anche se tagliata)
  • Mele (la mela è la No. 1 per difficoltà di consistenza da gestire)
  • Riso/cous-cous/cereali in chicco (a meno che al bambino non dispiaccia essere imboccato, in quanto difficili da prendere con le mani)
  • Frutta troppo matura (si sfalda troppo facilmente)
  • Uva, frutta a guscio, olive ecc. (per pericolo che vadano di traverso se lasciati interi. Tagliandoli a pezzetti si risolverebbe il problema, ma poi diventano difficili da prendere.)

Attenzione, questo NON è minimamente un elenco esaustivo, né va inteso come un qualcosa di prescrittivo. Sono semplicemente suggerimenti.

È ugualmente importante evitare di dare sempre lo stesso piatto perché “già sperimentato”, o perché “gli piace” o perché “altrimenti rischio che non MI mangi”. Bisogna imparare a variare la dieta il più possibile sin dall’inizio, per cui se a un pasto il bambino ha mangiato “tanta” frutta, al successivo proporremo la pasta, la carne, la verdura o quello che più vi piace.

Anche cominciare solo ed esclusivamente con cose tritare/frullate più o meno dense non è assolutamente  indispensabile, in quanto in queste fasi iniziali non è importante quanto mangi il bambino ma il consentirgli di provare, toccare, sperimentare sapori, consistenze e forme diverse.

Inoltre, bisogna ricordare che alcuni bambini ODIANO farsi imboccare, per cui tutte quelle belle pappe che sognavamo, possiamo anche dimenticarcele. Altri bimbi invece apprezzeranno l’aiuto, così come altri ancora lo chiederanno.

In altre parole, il genitore deve essere pronto ad aggiustare la rotta a seconda dei desideri del bambino. Dopo tutto, che senso ha imboccare per forza il bimbo, quando lui  sarebbe felicissimo di mangiare da solo? Non diamo per scontato che un bambino voglia necessariamente essere imboccato: in molti casi se la cava benissimo facendo da sé e in alcuni non vorrà proprio essere aiutato. Tuttavia, se vuole essere aiutato, non ha senso insistere a tutti i costi affinché faccia esclusivamente da solo.

Sappiamo che si possono dare gli alimenti che preferiamo, per cui sfruttiamo questa conoscenza al meglio per adattare il menu alle necessità e volontà del bambino.

C’è anche da dire che tutto ciò funziona in teoria ma, come talvolta accade, se invece vostro figlio si avventa verso quello che avete nel piatto dovrete improvvisare, magari tagliandolo più piccolo o cucinandolo in modo tale che sia facilmente afferrabile.

Insomma, dopo aver iniziato lo svezzamento, vi renderete conto come avere un bambino che si svezza da solo, una volta prese le misure, non sia tutto questo dramma e che il resto verrà da sé.

Quindi le fasi importanti sono due: la prima vede il bambino che entra a contatto per le prime volte con il cibo. Qui non si parla di nutrirsi ma semplicemente di sperimentazione – così come quando cominciano a camminare. Successivamente E GRADUALMENTE questi primi tentativi si tramuteranno in un voler mangiare qualcosa in modo più sistematico e continuativo (ma con gli inevitabili alti e bassi).  Siccome molto probabilmente non sarà ancora troppo abile da un punto di vista motorio, deciderete VOI cosa mettere a disposizione del bambino, modificando il vostro menù di conseguenza. Poi, man mano che il bambino cresce, le cose continueranno a cambiare e aggiusterete il tiro di volta in volta.

In conclusione, con cosa cominciare lo svezzamento? Chiedilo al bambino … LUI LO SA!

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