Allattamento al seno: benefici per mamma e bambino

Tutto quello di cui ha bisogno un bambino alla nascita è essere protetto ed accudito.

Al seno trova calore, sicurezza, benessere, amore, protezione, conforto e nutrimento. Allattare è la prosecuzione fisiologica del rapporto che si è creato tra te e tuo figlio durante la gravidanza. È un momento ricco di emozioni, che crea un legame intenso, aiutando te e il tuo piccolo a conoscervi e a crescere.

Il tuo latte è l’alimento naturale per il tuo bambino, l’unico che gli permetta di raggiungere il suo massimo potenziale biologico: lo nutre in modo completo e lo protegge da molte malattie e infezioni che sono più frequenti nei bambini alimentati con le formule artificiali.

Il latte materno è sempre pronto, a “millimetro zero”, alla giusta temperatura e varia adattandosi per rispondere ai bisogni del tuo bambino. Non c’è bisogno di altri alimenti o bevande fino a sei mesi compiuti. L’allattamento aiuta il piccolo a crescere e svilupparsi in modo fisiologico e mantiene il suo valore nel tempo.

Numerose ricerche dimostrano che una lunga serie di malattie ha un’incidenza inferiore nei soggetti allattati al seno in modo prolungato, ma anche nelle mamme che hanno allattato

L’informazione che il latte materno rappresenti per il bambino un netto beneficio di salute è ormai patrimonio comune della cultura pediatrica e popolare attuale. Sulla base dei risultati degli studi scientifici condotti soprattutto negli ultimi 40 anni si può mostrare con sicurezza e orgoglio la lunga lista di malattie infantili, e dell’adulto che sarà, che risultano meno frequenti quando il bambino viene allattato al seno. Questa protezione, infatti, supera lo stretto periodo dell’allattamento (di mesi o anni che sia), mostrando effetti di lunga durata: in altre parole l’allattamento al seno porta con sé un bonus di salute non solo nei riguardi delle malattie infettive (respiratorie e gastrointestinali innanzitutto), ma anche di condizioni come le allergie, l’obesità, l’armonico sviluppo neurointellettivo e del sistema immunitario.


I molti pro e i pochissimi contro dell’allattamento al seno

Il rischio di salute collegato all’allattamento al seno da parte di una donna italiana ben nutrita è da un punto di vista epidemiologico veramente trascurabile rispetto a quello delle nutrici e delle balie delle epoche passate o delle donne dei paesi in via di sviluppo. Per la donna italiana moderna allattare al seno implica l’unico vero rischio di dover affrontare alcune esperienze sgradevoli come il dolore e/o le ragadi del capezzolo, l’ingorgo, la mastite. È un rischio concreto ma fortemente riducibile se la gestione dell’allattamento al seno è fisiologica, vale a dire se è a domanda del bambino, senza aggiunte inutili di latte artificiale e soprattutto con presa corretta della mammella da parte del poppante. A fronte di questi evitabili problemi, la donna che allatta al seno ha un preciso vantaggio di salute secondo un rapporto dose-effetto.

In altre parole, più a lungo allatta, anche nel corso di maternità successive, e più esclusivo è questo allattamento (meno aggiunte di latte, camomille, acqua e zucchero) tanto più si riduce il rischio per lei di sviluppare sia il tumore alle ovaie, ma soprattutto quello al seno. Questa riduzione del rischio di tumore è circa del 4,5% per ogni 12 mesi di allattamento in aggiunta a un calo del 7% per ogni nascita e ci porta a calcolare con facilità che una donna con due figli allattati al seno per 36 mesi complessivi (per esempio 15 mesi il primo e 21 mesi il secondo) si porta a casa una riduzione del 27% circa di rischio di cancro al seno. Allora cominciamo a comprendere come il tanto discusso allattamento di lunga durata non vada visto semplicemente come una scelta esoterica e ininfluente, ma come un redditizio investimento di salute globale materno-infantile.

Oltre all’effetto sui tumori della sfera riproduttiva, allattare al seno rinforza anche lo scheletro della donna in quanto attiva il metabolismo osseo del calcio, che saprà in età senile meglio difendere la donna dall’osteoporosi. 

Non reggono a un’analisi scientifica seria i timori che l’allattamento al seno sia nella donna causa di depressione dopo il parto. Per alcune donne l’allattamento al seno può implicare qualche problema fisico al seno (vedi sopra) ma, allo stesso tempo, anche un documentato rafforzamento del ruolo materno e dell’autostima, in direzione contraria alla depressione.

Da ultimo dobbiamo ricordare come allattare al seno sia compatibile con un moderno stile di vita, che preveda l’attività fisica e sportiva (che aumenta la produzione di latte, senza impoverirne la composizione), le uscite sociali fuori casa (il latte è sempre pronto e alla giusta temperatura), l’attività sessuale senza rischio di nuova indesiderata gravidanza (è compatibile con l’assunzione della pillola), l’assunzione di farmaci quali antibiotici o antidolorifici per curarsi (visto che molto raramente risultano controindicati).


Per aumentare la produzione di latte materno è importante…

  • che il bambino sia attaccato al seno in modo adeguato
  • allattare a richiesta
  • aumentare la frequenza delle poppate se sono meno di 8 nelle 24 ore
  • aspettare che il bambino si stacchi spontaneamente dal seno per non limitare la durata della poppata
  • non porre limiti alle poppate notturne, seguendo la richiesta del bambino
  • non usare il ciuccio
  • creare un ambiente che aiuti la mamma a essere rilassata e a avere fiducia nelle sue capacità

Quanto latte deve succhiare un lattante per ciascuna poppata?

Nessuno lo sa con precisione, eccetto lui stesso. Perciò non ha senso cercare di seguire eventuali tabelle che spesso si leggono sui cartellini di dimissione delle cliniche e degli ospedali; ogni bambino succhierà infatti la sua dose di latte, ogni poppata sarà diversa dalla precedente e dalla successiva.


Colostro e montata lattea

Il latte prodotto dalle ghiandole delle mammelle a partire da circa metà della gravidanza e nei primi giorni dopo il parto, si chiama colostro. Ha un colore giallastro e comincia a essere secreto dalle ghiandole mammarie durante la gravidanza e subito dopo il parto.

Il colostro contiene un’importante quantità di sostanze utili per le difese immunitarie del bambino (anticorpi, enzimi con funzione antimicrobica, globuli bianchi), numerosi fattori di crescita che contribuiscono alla maturazione dell’intestino, acqua, proteine, lipidi e carboidrati; nei bambini prematuri, ha anche un ruolo fondamentale per prevenire l’“enterocolite necrotizzante”, una grave patologia che può colpire l’intestino.

Nei primi giorni di vita, al neonato sono sufficienti piccole quantità di colostro per ogni singola poppata al fine di coprire il suo fabbisogno di nutrienti: non sono indicate supplementazioni con acqua, soluzioni glucosate o formule lattee.

Man mano che trascorrono i giorni, il colostro cambia di colore e modifica la sua composizione e il suo aspetto (si parla in questa fase di latte di transizione) fino ad assumere il colore bianco del latte; in genere si usa il termine “montata lattea” per indicare la piena produzione di latte da parte delle mammelle, che porterà in circa 10 giorni al passaggio dal colostro al latte maturo.


L’allattamento al seno nei primi giorni

L’avvio dell’allattamento al seno nei primi giorni è particolarmente importante perché può influenzarne la prosecuzione: in ogni punto nascita andrebbe favorito, subito dopo il parto, il contatto pelle a pelle, che consiste nel porre il neonato sul corpo della madre, dopo averlo ben asciugato e coperto con teli caldi. Questa pratica ha il vantaggio di favorire l’avvio della prima poppata, di ridurre il rischio di ipoglicemia e di stabilizzare la temperatura corporea e il battito cardiaco del piccolo, oltre a fornire uno stimolo positivo per la produzione di latte.
Se le condizioni di salute della mamma o del neonato non consentono di eseguire un contatto pelle a pelle in sala parto, sarà importante avviare l’allattamento il prima possibile, non appena le condizioni lo permetteranno.


Allattamento al seno a richiesta

Fin dalla nascita i neonati hanno bisogno di un allattamento al seno a richiesta, ovvero di avere la possibilità di attaccarsi al seno ogni qualvolta lo desiderino. I primi segnali di fame consistono il cosiddetto “riflesso di ricerca”: il neonato comincia ad aprire gli occhi, a girare la testa e a far sporgere in fuori la lingua in cerca della mamma. Il pianto è da considerarsi un segnale tardivo di fame.

A partire dai primi giorni, più si consentirà al piccolo l’attacco al seno più sarà stimolata la produzione di latte. A tal proposito, risultano fondamentali anche le poppate notturne per non far calare i valori di prolattina, ormone che stimola la produzione del latte materno dopo il parto e che ha il compito di regolare il ciclo mestruale nella donna.

La suzione del bambino favorisce anche la produzione di ossitocina, l’ormone che stimola la “spremitura” della ghiandola mammaria e che ha stimolato le contrazioni uterine al momento del parto.


Allattamento al seno e svezzamento

La raccomandazione dell’OMS sul tema “allattamento e svezzamento” è quella di portare avanti l’allattamento esclusivo al seno per i primi 6 mesi di vita e, una volta iniziata l’introduzione di cibi complementari (intorno ai 6 mesi, per l’appunto), di proseguire l’allattamento con il latte materno fino a quando madre e bambino lo desiderino (fino ai 2 anni di età e oltre).

Dopo l’avvio dell’allattamento – tra la quarta e la sesta settimana dopo il parto – può risultare molto utile conservare il latte materno (si può estrarre con la spremitura manuale o con il tiralatte), in modo da poterlo utilizzare più avanti.


Allattamento al seno: le quantità

«Come faccio a favorire l’allattamento al seno se ho poco latte?». Questa è una domanda che può stressare molto le neomamme.

L’allattamento è quella strategia che la natura ha messo a disposizione a tutte le specie di mammiferi per poter fare sopravvivere e crescere la propria prole (il latte che ogni mammifero femmina produce ha la composizione ottimale per far crescere il proprio cucciolo). Ma nonostante ciò, è necessaria una corretta informazione per conoscere i meccanismi che consentono un’adeguata produzione di latte e le interferenze su di essi, e quindi per sostenere e dare fiducia alle mamme.

Durante i primi giorni di vita è normale osservare un calo di peso del neonato (il cosiddetto “calo fisiologico”, che va dal 5 al 10% del peso rilevato alla nascita), che normalmente viene recuperato nell’arco di 15-20 giorni. La crescita in peso è, tuttavia, solo uno degli elementi che ci permette di capire che la quantità di latte che il bambino assume è sufficiente: cinque-sei pannolini di pipì trasparenti nell’arco delle 24 ore dopo il quinto giorno di vita, e l’emissione di feci liquide di colore giallo-oro, sono altri segnali altrettanto attendibili di adeguate assunzioni di latte. 

Dunque, un bambino che fa dalle 8 alle 12 poppate in 24 ore, che è soddisfatto dopo le poppate, che bagna almeno cinque-sei pannolini di urine trasparenti, che fa la cacca color giallo-oro e morbida, è un bambino che di sicuro sta prendendo tutto il latte di cui ha bisogno.


Integratori per allattamento al seno

Sono diversi gli integratori pubblicizzati che prometterebbero alla donna di aumentare la produzione di latte. Si tratta molto spesso di fitoterapici definiti “galattogoghi”, ovvero sostanze di origine naturale o di sintesi che promettono di favorire la secrezione di latte materno. In realtà, non esiste alcuna prova scientifica solida che ne raccomandi l’uso. Il più potente galattogogo è il bambino, con la sua suzione a richiesta.

Creare un clima di fiducia e sostegno intorno alla mamma che allatta, aiutarla nelle faccende domestiche, prepararle i pasti, permetterle di riposare quando ne sente il bisogno, favorire una ripresa dell’attività fisica e del lavoro protetto, sono tutti elementi di dimostrata efficacia sulla prevalenza e sulla durata dell’allattamento.


Allattamento al seno: fino a quando?

L’OMS raccomanda di avviare l’allattamento al seno subito dopo la nascita, con il contatto pelle a pelle, e portarlo avanti almeno fino al sesto mese di vita in maniera esclusiva. Non esiste successivamente un vero limite temporale, anzi: è stato riscontrato che allattare un bambino con latte materno fino a 2 anni e oltre sia un fattore protettivo sia per la mamma, meno soggetta all’insorgenza di tumori al seno e all’ovaio, sia per il bambino, che tenderà ad ammalarsi meno di numerose patologie croniche nelle età successive.


Controindicazioni all’allattamento materno

Le controindicazioni assolute all’allattamento sono molto rare (esistono anche diversi falsi miti sull’argomento).

Quelle di origine materna sono:

  • infezione da HIV e HTLV 1 e 2;
  • malattie severamente debilitanti; 
  • psicosi (non depressione post parto!);
  • assunzione di farmaci proibiti in allattamento (che sono molto pochi).

Esistono poi delle controindicazioni che derivano da alcune malattie metaboliche molto rare del bambino:

  • galattosemia;
  • fenilchetonuria e malattia delle urine da sciroppo d’acero (in questi casi, piccole quantità di latte materno possono essere somministrate).

Fonte dati:

  • uppa.it (Un pediatra per amico)
  • salute.gov.it (Ministero della Salute)