Lo svezzamento fisiologico: un’alimentazione complementare a misura di neonato (2)

LA FIBRA

La fisiologia della digestione prevede che, almeno nel primo anno, la fibra alimentare sia assente, per almeno tre motivi:

  1. Se analizziamo il cibo previsto per il lattante, vale a dire il latte, notiamo che nella sua composizione non è presente nemmeno 1 g di fibra
  2. I denti che sono predisposti a masticare la fibra (i molari) non compaiono prima dell’anno di vita (ma compaiono prima dei canini, i denti della carne, ultimi a spuntare, intorno ai 24 mesi) e concludono l’eruzione intorno ai 2 anni
  3. L’introduzione “precoce”, vale a dire prima dei 12-18 mesi, della fibra, provoca vari disturbi, essendo antifisiologica, più o meno evidenti in relazione alla costituzione individuale:
  4. Squilibri nutrizionali di vari nutrienti, in primis anemia e bassi livelli ematici di sideremia e ferritina, in quanto la fibra riduce in modo significativo l’assorbimento di vitamine, minerali (in particolare ferro e calcio), grassi (molto importanti in questa fase della crescita) e zuccheri
  5. Rallentamento della crescita, in quanto un pasto ricco di fibre ha una densità energetica minore ma sazia precocemente il bambino, senza però far corrispondere a tale sazietà un adeguato nutrimento
  6. Disturbi della digestione per rallentamento dello svuotamento gastrico, con conseguente facilità di reflusso gastroesofageo
  7. Coliche gassose per aumentata fermentazione dei carboidrati non digeriti e non digeribili
  8. Stitichezza paradossa da eccesso di volume fecale, per cui il bambino non riesce ad evacuare feci troppo voluminose e compatte
  9. Inappetenza conseguente ai fattori elencati sopra.

Bisogna però fare chiarezza, perché come spesso accade i problemi non sono mai lineari. Negli alimenti di origine vegetale sono presenti due tipologie di fibre: solubili e insolubili. Entrambe rallentano l’assorbimento dei nutrienti, ma con azioni diverse. Le fibre solubili (per intenderci le pectine delle mele o le fibre dei fagioli) durante il transito nello stomaco agiscono, inizialmente, rallentando l’assorbimento dei nutrienti. Una volta arrivate nell’intestino, però, vengono elaborate dalla flora batterica del colon e si trasformano, producendo sostanze acide che favoriscono l’assorbimento del calcio e dello zinco (cfr. INRAN).

Il problema dell’assorbimento dei nutrienti si pone in modo più significativo con le fibre insolubili (presenti nella crusca dei cereali), che contengono acido ossalico e acido fitico. La natura ha collocato queste due sostanze nella parte esterna dei chicchi allo scopo di tenere intrappolati i minerali (calcio, magnesio, zinco ecc.), per rilasciarli solo quando il chicco si troverà in un ambiente caldo-umido, ovvero favorevole allo sviluppo di una pianta. Il rilascio di questi minerali, infatti, serve ad attivare a cascata – come se fossero delle vere e proprie chiavi di avviamento – tutti gli enzimi indispensabili alla germinazione, ovvero alla formazione di una nuova pianta!

Questi agenti chelanti (ovvero in grado di intrappolare i sali minerali), quando sono presenti, riducono l’assorbimento di ferro, zinco e calcio nell’ambiente intestinale. E’ possibile però ridurne la loro quantità nell’alimento, e liberare così i minerali intrappolati, usando una di queste tre semplici pratiche casalinghe:

  1. Ammollo dei cereali integrali, perché in questo modo si attiva la germinazione riducendo il contenuto di acido fitico
  2. La germinazione vera e propria
  3. La panificazione con pasta madre

Questi tre interventi, ognuno in modo diverso, producono la demolizione dell’acido fitico, trasformandolo in due sostanze che non hanno più azione chelante.

DI QUANTE FIBRE HANNO BISOGNO I BAMBINI?

Secondo i LARN, in età pediatrica i quantitativi di fibra raccomandati si possono calcolare sommando l’età anagrafica del bambino maggiorata di 5.

Quindi durante lo svezzamento non è consigliato superare i 5 g al giorno di fibre.

ALIMENTI RICCHI DI FIBRE SOLUBILI (espresse in g/100 g di alimento edibile)

Alimenti Fibre solubili Fibre insolubili
Avena 4.99 3.30
Carciofi cotti 3.17 4.68
Ceci cotti 5.29 0.33
Cicoria di campo 2.43 1.12
Fagioli cotti 6.28 0.55
Mele con buccia 1.84 0.75
Orzo perlato 4.83 4.41
Patate bollite 0.85 0.71
Riso integrale 1.80 0.12
Topinambur cotti 2.01 0.66

Facciamo due conti

Se comunque vogliamo scegliere una pappa che apporti una quantità di fibre entro i parametri consigliati dai LARN, possiamo cimentarci nel famoso “conto della serva”. Nelle prime fasi di svezzamento, un bambino assume mediamente 30 g di cereale con aggiunta facoltativa (e sconsigliata) di 20-30 g di purea di verdure cotte (carota, zucchina o zucca). Se ad esempio usiamo il miglio tostato in casa (8.5 g di fibra ogni 100), avremo 2.6 g di fibra dal cereale. Se però usiamo il riso semintegrale (che presenta un tenore di fibre di 2.4 g/100 g) il contenuto di fibre finale sarà 0.7 g. Se oltre al cereale vogliamo poi aggiungere un po’ di passato di verdura, con l’aggiunta di 3 cucchiai (30 g) di passato di carota e zucchina avremo altri 0.7 g di fibra. Infine, consideriamo che una classica merenda a base di frutta grattugiata contiene circa 1.5 g di fibra per 100 g.

Tiriamo le somme: mettiamo il caso di un bambino che mangia già due pappe e una merenda. Supponendo la peggiore delle ipotesi, e cioè che le due pappe siano preparate utilizzando il miglio, la fibra totale ammonta a circa 8 g al giorno, ovvero 3 g in più rispetto alla quantità consigliata dai LARN.


Come comportarsi

E’ buona regola introdurre molto lentamente le fibre nell’alimentazione del bambino, per evitare che il suo intestino, abituato ad un’alimentazione di solo latte, possa reagire negativamente, con irritazione, coliche e spesso stitichezza paradossa.

“Molto lentamente” significa iniziare con alimenti totalmente privati delle fibre (es brodo vegetale con aggiunta di farine precotte senza glutine e NON integrali) e, solo successivamente, verificare la tolleranza delle fibre introducendo poco alla volta il passato di verdura e la frutta.