I fabbisogni nutrizionali in gravidanza: i carboidrati

Indice glicemico e prevenzione del diabete gestazionale

L’intervallo di riferimento per i carboidrati nel corso della gravidanza, così come per la donna adulta, è il 45-60% dell’apporto calorico giornaliero. Rimane quindi invariata la proporzione rispetto al fabbisogno calorico totale, nonostante esso aumenti progressivamente nel corso della gravidanza, e corrispondono all’incirca alla metà di ciò che viene consumato nell’arco dell’intera giornata.

In particolare, la quota derivante dagli zuccheri semplici non dovrebbe superare il 15% delle calorie complessive a causa del loro elevato Indice Glicemico (IG). L’indice glicemico esprime la capacità dei carboidrati contenuti negli alimenti di innalzare la glicemia (quantità di glucosio nel sangue).

Gli zuccheri determinano infatti un rapido incremento della glicemia plasmatica e un’immediata risposta insulinica del pancreas con conseguente possibile affaticamento dell’organo.

La rapidità di assorbimento del glucosio determina inoltre una rapida sensazione di fame.

L’Indice Glicemico è influenzato non solo dalla singola fonte glucidica, ma anche dal tipo di lavorazione, di cottura, dalle modificazioni tecnologiche cui è sottoposto il cibo e dalla composizione complessiva del pasto.

La donna in gravidanza dovrebbe prediligere gli alimenti contenenti carboidrati a basso indice glicemico, che prolungano il senso di sazietà e modulano la risposta glicemica.

Spesso durante la gravidanza si tende ad assecondare la donna e in particolare i suoi desideri alimentari. La dieta restrittiva che si è tenuti a seguire per evitare la trasmissione di alcune patologie pericolose per il feto in formazione (come ad esempio la Toxoplasmosi), fa scarso riferimento all’apporto glucidico necessario in questa particolare fase della vita della donna. Tra i cambiamenti fisiologici che si verificano in gravidanza, alcuni hanno l’obiettivo di deviare i substrati energetici materni (glucosio e acidi grassi liberi) ai tessuti fetali. Questo è la conseguenza di un complesso processo di adattamento endocrino-metabolico che prevede tra le tante modificazioni biologiche, anche una riduzione della sensibilità insulinica, soprattutto nel terzo trimestre di gravidanza. La sensibilità insulinica quantifica l’abilità dell’insulina di abbassare la concentrazione del glucosio nel sangue (ovvero ridurre la glicemia), promuovendone l’utilizzo da parte dei tessuti muscolari e adiposo e inibendone la produzione epatica.

L’insulino resistenza che si verifica durante la gravidanza è simile a quella che si osserva nel diabete di tipo 2. D’altra parte, lo sviluppo dell’unità feto-placentare e la produzione di ormoni quali estrogeni, progesterone, cortisolo, somatotropina umana corionica (hCS), lattogeno placentare (phPL), prolattina (PRL) o ormone della crescita (GH) determinano un aumento della secrezione di insulina a carico delle cellule beta del pancreas che, nelle normali gravidanze, bilancia l’insulino resistenza. In alcuni casi però, anche in donne che non hanno mai sofferto di diabete, si può verificare un disequilibrio tra questi due fenomeni con conseguente intolleranza ai carboidrati di ogni grado. Questa condizione patologica prende il nome di diabete gestazionale.

Abbiamo quindi capito che per prevenire il diabete gestazionale è bene limitare sin dall’inizio della gravidanza l’eccessivo consumo di zuccheri semplici e promuovere invece il consumo di alimenti a basso indice glicemico.

Vediamo ora, nella tabella sottostante, come sono catalogati gli alimenti in base al loro IG e quali sono quelli da promuovere o limitare nella dieta della gestante

N.B. Nessun alimento deve essere totalmente eliminato dalla dieta per il valore dell’IG. Gli unici alimenti da escludere sono quelli che causano intolleranze alimentari o allergie, l’alcol e gli alimenti che possono veicolare agenti patogeni potenzialmente pericolosi.

Sono da privilegiare in ogni caso i carboidrati complessi (pane, pasta, riso, orzo, farro e altri cereali in chicco, polenta, crackers, grissini, fette biscottate), piuttosto che gli zuccheri semplici. Tra questi ultimi, si consiglia di consumarli sotto forma di alimenti che contengono naturalmente zuccheri, ovvero il latte e la frutta, e limitare invece il consumo di alimenti che contengono zuccheri aggiunti (ovvero tutti i dolci e le bevande zuccherate).

Fonte dati:

  • “Consensus sull’alimentazione: età fertile, gravidanza e allattamento”; Linee operative, Sistema Socio Sanitario Regione Lombardia
  • “Diabete gestazionale” di Paolo Macca – Irene Carunchio
  • Linee guida Gravidanza fisiologica del Ministero della Sanità 2011