Autosvezzamento: quando e come iniziare

Con il termine svezzamento oggi si intende il passaggio da un’alimentazione esclusivamente liquida, a base di latte materno o formulato, a un’alimentazione mista, con apporto di cibi solidi o semisolidi. In passato, però, questo termine aveva un altro significato: indicava il momento in cui il bambino, considerato ormai “grande” (di solito intorno ai 2 anni), veniva definitivamente allontanato dal seno. Quasi sempre il piccolo, anche se già abituato ai cibi solidi, opponeva resistenza cercando di tenersi stretta la sua “cara abitudine”, entrando così in conflitto con la mamma, e da qui la definizione da dizionario: «Far perdere un vezzo, un difetto o una cattiva abitudine».


Il significato di questo termine è cambiato radicalmente rispetto al passato: oggi non è più inteso come perdita del “vizio” di succhiare al seno, ma indica piuttosto quella fase in cui il piccolo, pur continuando l’allattamento, si avvicina spontaneamente ai cibi soldi

Lucio Piermarini, pediatra

Quando e come iniziare lo svezzamento?

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda la prosecuzione dell’allattamento esclusivo al seno fino ai 6 mesi circa, età attorno alla quale i bambini vengono solitamente svezzati. Va però ricordato che l’OMS non indica una età precisa e puntuale, perché i fattori che determinano il momento idoneo per lo svezzamento sono legati al livello di sviluppo di ogni singolo bambino, e quindi variabili da soggetto a soggetto. Ciò avviene per qualunque tappa evolutiva: iniziare ad afferrare gli oggetti, a camminare, a parlare, ecc.; possiamo individuare un’età di massima, ma poi ogni bambino è a sé.
Dunque, forzare lo svezzamento, così come ostacolarlo nel momento in cui il piccolo si mostra interessato e pronto a sperimentare i cibi solidi, sono atteggiamenti da scoraggiare.
L’European Food Safety Authority (EFSA), così come anche la European Society for Pediatric Gastroenterology, Hepatology and Nutrition (ESPGHAN), ritiene che il latte materno sia sufficiente a soddisfare le esigenze nutrizionali nella maggior parte dei lattanti sino ai 6 mesi.
Solo una percentuale inferiore di lattanti richiede un divezzamento più precoce per garantire una crescita e uno sviluppo ottimali. Laddove non sia possibile attendere i 6 mesi, il divezzamento non dovrebbe avvenire prima della 17° settimana e comunque non oltre la 26°.


I segnali che permettono di capire che il bambino è pronto

Svezzamento non significa solo cambiare quello che si mangia: dovrebbe significare anche cambiare il modo in cui si mangia. Non più in braccio, semisdraiati, ma seduti: non più attraverso la sola suzione, ma anche attraverso altri movimenti della bocca. Ecco perché serve che il bambino sia pronto, cioè che abbia raggiunto un certo grado di sviluppo cognitivo e psicomotorio.

In particolare dovrebbe:

  1. saper stare seduto in moto autonomo, con il tronco e il capo eretti;
  2. essere capace di afferrare e manipolare oggetti con le due mani e portarli alla bocca per mangiarli e inghiottirli (non solo per esplorarli) e quindi saper coordinare i movimenti con la vista (coordinazione oculo-motoria);
  3. aver perso il riflesso di estrusione, cioè la spinta verso fuori della lingua per qualsiasi cosa che non sia liquida;
  4. mostrare interesse verso gli alimenti presenti sulla tavola e il cibo che mangiano i genitori e i fratellini.

Quest’ultimo aspetto è di fondamentale importanza perché, se il lattante non mostra ancora interesse verso i cibi solidi, il fatto che possa essere maturo e pronto sugli altri aspetti non servirà a nulla.
In sintesi, pur sapendo che, grosso modo, il bambino è potenzialmente pronto per lo svezzamento intorno ai 6-8 mesi, dobbiamo sempre aspettare le sue manifestazioni di interesse verso il cibo solido. Quindi, chi può dirci quando è il momento giusto sarà solo ed esclusivamente “quel” bambino.


È utile seguire uno schema per lo svezzamento?

Dimenticate schemi, calendari e tabelle di svezzamento: tutto è diventato molto più semplice e facile da quando abbiamo capito che l’errore chiave stava nel fissare un momento di inizio.


Come iniziare, allora, lo svezzamento?

Dipende sempre dal “quando”. L’età di cui abbiamo parlato è quella dei 6-7 mesi, in cui i bambini sono molto attivi, dormono meno di giorno e inevitabilmente capita che siano svegli durante i pasti della famiglia. Normalmente, facendo sedere il bambino con voi a tavola, noterete un interesse sempre maggior da parte sua per ciò che fate mentre mangiate; questo comportamento non è mirato, come erroneamente si pensa, a mangiare il cibo dei grandi (il piccolo non ha cognizione di ciò che ha davanti) ma piuttosto all’imitazione di ciò che fanno i propri genitori, al ripetere le loro azioni. Ed ecco che a un certo punto, durante il pranzo o la cena, il bambino si agiterà e tenderà le mani, come a dire che vuole assolutamente partecipare a ciò che sta accadendo sulla tavola. È il momento di accontentarlo, di prendere con la vostra posata un po’ di cibo sminuzzato e lasciarglielo a portata di mano. Se il piccolo è veramente intenzionato afferrerà la posata (non il cibo, che non ha ancora per lui alcun significato specifico) e la porterà, sotto la vostra guida, alla bocca. E se è veramente pronto inizierà prudentemente a masticare, valuterà odori e sapori, probabilmente li riconoscerà (li ha già assaggiati nel liquido amniotico e nel latte della mamma), e con sua grande soddisfazione deglutirà in tutta sicurezza (basta assicurarsi sempre che il cibo offerto sia idoneo al bimbo in consistenza e pezzatura). Assaggio dopo assaggio, sempre rispettando rigorosamente i propri ritmi, riuscirà a scoprire che si tratta di qualcosa di gustoso e saziante, che fa lo stesso effetto della poppata al seno o al biberon.


Autosvezzamento e autoregolazione

Gradualmente tutti i bambini (ognuno con i suoi tempi) si svezzano, iniziano cioè ad assaggiare il cibo a tavola durante i pasti familiari, imparando anche a usare le posate, e questa nuova sperimentazione andrà ad affiancarsi all’allattamento a richiesta.

Come far coesistere entrambe le cose?
Col tempo abbiamo compreso quanto sia importante fidarci delle capacità di autoregolazione dei neonati per quanto riguarda l’allattamento, ed è quello che bisogna fare anche durante questa fase. La quantità di latte assunta dal bambino subirà via via un aggiustamento graduale automatico, mentre per quanto riguarda il cibo solido, sarà possibile evitare sprechi o avanzi confrontando le porzioni effettivamente consumate dal piccolo con quelle solitamente messe a tavola (si aumenteranno le porzioni se si avrà l’impressione che voglia mangiare di più o, viceversa, si diminuiranno se comincerà a lasciare del cibo nel piatto).


Se inizia a mangiare di meno?

In genere a cavallo del primo anno (ma anche in questo caso dipende da soggetto a soggetto) si potrà osservare una diminuzione nelle richieste di latte e cibo da parte del bambino. Si tratta di una fase inevitabile, programmata, legata al cambiamento dei ritmi e delle modalità di crescita, e che porterà il piccolo, intorno ai 3-4 anni, a diventare da “paffuto” a snello.
Se tutto ciò non avviene, sarà importante parlarne con il pediatra: qualche raro difetto di autoregolazione, più o meno importante, è statisticamente inevitabile.


Il “vecchio impianto” e lo “svezzamento naturale”

Tutto ciò che rappresenta il “vecchio impianto” dello svezzamento, ovvero “l’allenamento” al cucchiaino con la frutta, la sostituzione di una poppata di latte con un pasto solido, la dilazione degli alimenti allergizzanti, l’eliminazione totale del sale, l’utilizzo di omogeneizzati, ecc., non è in alcun modo supportato da dimostrazioni scientifiche. E chiariamo anche che l’auto-svezzamento non ha nulla a che vedere con lo “svezzamento naturale”, che utilizza la medicina alternativa, l’omeopatia, l’osteopatia e terapie simili, ma si conforma piuttosto a quanto confermato da studi scientifici internazionali, seppure rimanga suscettibile di evoluzione in base a nuove conoscenze.


Svezzamento con frutta, brodo vegetale e altre ricette

Una volta dimostrato che il bambino sa perfettamente cosa mangiare e quanto, resta da definire il ruolo della famiglia. Dato che gli adulti, per il piccolo, rappresentano il modello da copiare, sarà fondamentale condurre un buono stile alimentare, ovvero (ricerche scientifiche alla mano) seguire le ricette della dieta mediterranea (disponibile anche per uno svezzamento vegetariano) i cui cibi sono reperibili ovunque. Anche qui il consiglio è quello di procedere a piccoli passi, senza alcun bisogno di forzare o accelerare questo passaggio.


Fonti bibliografiche:

  • uppa.it
  • “Io mi svezzo da solo” di Lucio Piermarini
  • OMS – Organizzazione Mondiale della Sanità
  • Ministero della Salute: corretta alimentazione ed educazione nutrizionale nella prima infanzia
  • nostrofiglio.it